La attuale normativa ha radicalmente mutato il ruolo e le modalità dei controlli effettuati dai Vigili del Fuoco. Rispetto alla previgente normativa, che prevedeva il Rilascio del Certificato Prevenzione Incendi a seguito di sopralluoghi e verifica delle documentazioni fornite, nel DPR n.151 del 1.08.2011 i Vigili del Fuoco effettuano i controlli ex post, cioè a seguito presentazione di SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio attività), nei quali potrà essere accertata una inadempienza di natura penale e/o amministrativa.
La specifica delle violazioni è prevista nell’art.20 del D.Lgs 8 marzo 2006, n.139
 e riguarda mancati adempimenti relativi ai procedimenti di prevenzione incendi, ed in particolare:
Le responsabilità del titolare dell’attività
Le inadempienze a carico del responsabile dell’attività si configurano in due casi :
– Omessa presentazione della SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).
L’attività viene esercita, rientra tra quelle soggetta a controllo di prevenzione incendi ed il responsabile non è in grado di dimostrare l’avvenuta presentazione della SCIA, mediante ricevuta in fondo al modello PIN 2 – 2014 SCIA, oppure mediante ricevuta invio PEC;
– Omessa presentazione di attestazione di rinnovo periodico in assenza di variazioni di cui all’art.5 del DPR n.151 del 1.08.2011.
L’attività viene esercita, rientra tra quelle soggette a controllo di prevenzione incendi, è in possesso di una SCIA o Certificato Prevenzione Incendi scaduti ed il responsabile non è in grado di dimostrare l’avvenuta richiesta di rinnovo periodico attestazione di rinnovo, mediante ricevuta in fondo al modello PIN 3– 2014 RINNOVO PERIODICO oppure mediante ricevuta invio PEC.
In tali casi si applica l’art.20 del DLeg.vo n.139/2006 che prevede “Chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette al rilascio del certificato di prevenzione incendi, ometta di richiedere il rilascio o il rinnovo del certificato medesimo è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da 258 euro a 2.582 euro“. Si tratta un reato Penale a carico del responsabile (titolare, responsabile legale, dirigente ecc.).
La formalizzazione dell’inadempienza avviene secondo le procedure previste dal Codice di procedure Penale e prevede la verbalizzazione dell’accertamento e la notizia di reato alla Autorità Giudiziaria, con particolare riferimento alla identificazione della persona responsabile e del reato individuato.
Le responsabilità di altri soggetti
Oltre al responsabile dell’attività, la normativa prevede delle responsabilità aggiuntive derivanti dalla attestazione di fatti non corrispondenti al vero.
Sempre l’art. 20, 2^ comma, del DLeg.vo n.139/2006 prevede “Chiunque, nelle certificazioni e dichiarazioni rese ai fini del rilascio o del rinnovo del certificato di prevenzione incendi, attesti fatti non rispondenti al vero è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con la multa da 103 euro a 516 euro. La stessa pena si applica a chi falsifica o altera le certificazioni e dichiarazioni medesime”.
Si tratta un reato penale, in cui si possono individuare attestazioni non veritiere (falso ideologico) ovvero contraffazione di documentazione (falso materiale) nella redazione dei modelli previsti, la cui responsabiltà viene attribuita ad altri soggetti che intervengono nel procedimento, in particolare il professionista abilitato, il professionista abilitato nel campo antincendio, ditte installatrici nel campo degli impianti.
Provvedimenti amministrativi ed eventuale sospensione dell’attività
Oltre alle sanzioni penali previste, è previsto un altro possibile provvedimento : la sospensione dell’attività
Sempre l’art.20 del DLeg.vo n.139/2006 prevede che “Ferme restando le sanzioni penali previste dalle disposizioni vigenti, il prefetto può disporre la sospensione dell’attività nelle ipotesi in cui i soggetti responsabili omettano di richiedere: il rilascio ovvero il rinnovo del certificato di prevenzione incendi; i servizi di vigilanza nei locali di pubblico spettacolo ed intrattenimento e nelle strutture caratterizzate da notevole presenza di pubblico per i quali i servizi medesimi sono obbligatori. La sospensione è disposta fino all’adempimento dell’obbligo”.
In genere la sospensione dell’attività la valuta il Prefetto della Provincia di competenza, a seguito di valutazione dei pericoli per la pubblica e privata incolumità.
Da ultimo, ma non meno importante, la mancanza della SCIA viene comunicata al Sindaco del territorio in cui insiste l’attività, che a sua volta valuta ulteriori aspetti connessi all’agibilità, compatibilità con regolamenti urbanistici, edilizi ecc. nonché valuta la emissione di provvedimenti amministrativi di competenza (revoche di licenze, agibilità, prescrizioni ecc.).
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